Il reato d’usura: come accorgersi di esserne vittima?

1. Quando si consuma il reato di usura?

2. Come si struttura il reato di usura?

3. Come si determina il tasso d’interesse usurario?

4. Quando la vittima versa in “stato di bisogno”?

1. Quando si consuma il reato di usura?

Il reato di ‘usura’ si consuma non solo con la promessa o la dazione di ‘interessi’ (richiamano qui la trama normativa dettata dagli artt. 1815 e 1284 c.c. e L. n. 108 del 1996, art. 2), ma anche se oggetto di pattuizione sono comunque ‘vantaggi usurari’. Questi ultimi possono essere definiti come illegittimi profitti, di qualsivoglia natura, che l’accipiens riceve e che per il valore, raffrontato alla controprestazione, assumono carattere di usura -cioè di interessi eccedenti la norma – (Cassazione, II Sez. Penale, con sentenza n° 28928 del 26.06.2014).

2. Come si struttura il reato di usura?

Il reato di usura si configura come reato a schema duplice e, quindi, si perfeziona o con la sola accettazione della promessa degli interessi o degli altri vantaggi usurari, non seguita dalla effettiva dazione degli stessi, ovvero, quando questa segua con l’integrale adempimento dell’obbligazione usuraria.

Esso è costituito da due fattispecie destinate strutturalmente l’una ad assorbire l’altra con l’esecuzione della pattuizione usuraria, aventi in comune l’induzione del soggetto passivo alla pattuizione di interessi od altri vantaggi usurari in corrispettivo di una prestazione di denaro o di altra cosa mobile, delle quali l’una è caratterizzata dal conseguimento del profitto illecito e l’altra dalla sola accettazione del sinallagma ad esso preordinato (Cassazione, II Sez. Penale, 8\9\2011, N° 33331).

3. Come si determina il tasso d’interesse usurario?

Il chiaro tenore letterale dell’art. 644 c.p., comma 4 (secondo il quale per la determinazione del tasso di interesse usurario si tiene conto delle commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate all’erogazione del credito) impone di considerare rilevanti, ai fini della determinazione della fattispecie di usura, tutti gli oneri che un utente sopporti in connessione con il suo uso del credito (Cassazione, II Sez. Penale, 19.2.2010, n° 12028). Si dispone, tra l’altro, che le circolari emanate dalla Banca D’Italia hanno solo funzione “fotografica” dei tassi medi e non determinativa dei tassi usurari (Vedi anche Cassazione, II Sez. Penale, n. 28743 del 14.05.2010).

Recentemente, la Suprema Corte ha stabilito che si intendono “usurari” gli “interessi che superano il tasso soglia previsto dalla legge nel momento in cui sono promessi o comunque convenuti, indipendentemente dal momento del loro pagamento”. Corte di Cassazione, sezione I, sentenza 19 gennaio 2016, n. 801).

4. Quando la vittima versa in “stato di bisogno”?

Ai fini del perfezionamento del reato d’usura non è necessario che la persona offesa versi in stato di indigenza ma è sufficiente che versi in condizioni tali da non poter sopperire alle proprie esigenze (Cass. pen. 8.03.2000, n°4627).

Giova rilevare che lo stato di bisogno assurge a circostanza aggravante della fattispecie d’usura. Lo ‘stato di bisogno’ va inteso non come uno stato di necessità tale da annientare in modo assoluto qualunque libertà di scelta, ma come un impellente assillo che, limitando la volontà del soggetto, lo induca a ricorrere al credito a condizioni usurarie, non assumendo alcuna rilevanza né la causa di esso, né l’utilizzazione del prestito usurario (Cass. sent. n. 10795 del 16.12.2015).